Pillole domenicali

Chiamati a darci da fare

Tutto il Vangelo è pieno di simboli che fanno pensare a qualcosa di vitale, in crescita ed inevitabilmente destinato a svilupparsi e forse riprodursi in misura maggiore, dove il trenta, dove il sessanta, dove il 100%: un seme, un po’ di  lievito, un germoglio che rifiorisce. A noi tocca il lavoro paziente e intelligente di chi ha cura di questi doni. Ci spetta il compito di aiutare a produrre frutti e non di stare a guardare e passare il tempo solo a fare altro….. Dio ci consegna qualcosa, un compito e subito se ne va affinché noi, con poche indicazioni, molta fantasia e tanta libertà facciamo il resto, cioè completiamo l’opera.

La parabola dei talenti è una esortazione pressante a rischiare e a non rimanere, per paura, inerti ed immobili,  come fa il terzo dipendente. E’ sbagliato affrontare una gara col timore di perdere o  rinunciare a giocare per paura di  finire sconfitti!

E poi, nel campo della fede, non puoi pensare Dio come un contabile, che rivuole indietro i suoi talenti, con gli interessi. Infatti, nella parabola, quanto i primi due servi hanno guadagnato rimane a loro, raddoppiato. Dio non vuole indietro i suoi doni, ma vuole che, con la nostra operosità e per bontà sua,  essi  vengano raddoppiati. I servi vanno per restituire ma Dio rilancia a loro e nostra soddisfazione! E tutto accade senza campanilismi, né sgomitate, né invidie reciproche. Colui che ha guadagnato altri dieci talenti non è più bravo di quello che ne ha guadagnati solo cinque. I primi due sono stati semplicemente fedeli  al compito e alla fiducia loro concessa dal Padrone. Il terzo no e, per giunta, ha pensato male del Padrone. O meglio, siccome non lo vedeva di buon occhio e non aveva fiducia nel suo Padrone è arrivato ad aver paura proprio di Colui che gli affidava tanto, mostrando grande fiducia anche nel suo “servo”.  L’occhio di Dio è benevolo verso ognuno, e, più di ogni papà della terra, pur conoscendo i suoi "polli" ha fiducia in ciascuno di loro. In questa Parabola ci viene detto che Dio, nei nostri confronti, ha tanta fiducia e se si attende da noi l’operosità, è per nostro bene e vantaggio.

Al terzo dipendente  è vero che ha dato un solo talento ma quel talento, comunque, non era una monetina, ma chili di oro! Un talento in Grecia corrispondeva a 26 kg, in Egitto 27 kg, a Roma 32 kg.  Fate voi!

La chiave della parabola sta nel non aver paura di operare quando Dio ci affida qualcosa di prezioso perché, al di là dei risultati che si otterranno, sappiamo che è meglio rischiare nel prodigarsi nel fare il bene che starsene con le mani in mano, per paura ed altri calcoli di comodo. La paura può generare solo frustrazione e peggio ancora la nostra rovina e … l'espulsione dal Regno

Un cristiano che ha paura di “rimetterci” nel suo adoperarsi per il Signore, per gli altri o per la sua stessa parrocchia, non produce nulla di buono, è condannato alla sterilità e rimarrà un frustrato!

Concludendo: dobbiamo credere e convincerci che i talenti a noi dati da Dio sono tantissimi e di gran valore, anche per i più “immeritevoli” . Pensiamo al tempo, la vita, la salute, la fede, il Vangelo, la capacità di amare ed altro ancora: nulla di tutto ciò va sotterrato, ma investito, donato, trasmesso! Così sia!

 

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