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La Parrocchia
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Denominazione: S. Maria
delle Grazie in S.Pio V
Diocesi: Bologna
Vicariato: Bologna Ravone

La Segreteria
Indirizzo: Via Ambrosini 1
40131 Bologna
Tel. 051 55 66 72
Fax. 051 849 11 58
smariadellegrazie@fastwebnet.it

Parroco
Don Mario Benvenuto dal 15-10-2006

La Chiesa
Dedicazione: San Pio V
Inizio costruzione: 21-04-1938
Inaugurazione: 5-05-1940
Consacrazione: 5-10-1986 per mano del card. Giacomo Biffi

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Educat

Il catechismo della chiesa cattolica

Il calendario
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(per il calendario completo vedere la pagina dedicata)

Pillola della Domenica XIV

Tra le altre cose il Vangelo di questa Domenica ci svela un «segreto di Dio» Quale? Che i piccoli, gli umili, i ben disposti sono gli unici a poterlo capire e ricevere, come accadde ai pescatori di Galilea, alle donne semplici del popolo, ai poveri, ai peccatori, e agli emarginati... 

Certamente ciò non è impedito ai Sapienti come i Magi, come Nicodemo, e agli intelligenti, come Paolo, agli strozzini come Zaccheo… a condizione però di scendere dal pero, e lasciarsi disarcionare da cavallo, e arrivare al punto in cui si cessa di porre la fiducia solo in se stessi, e ci si lascia raggiungere dalla Luce superiore…e diventi interiormente piccolo riconoscendo i tuoi limiti senza preoccuparti di sembrare stolto agli occhi di qualcuno pur di essere sapiente agli occhi di Dio (cf. 1 Cor. 3,18).

Gesú ringrazia Dio perché le cose stanno proprio così: «Ti benedico... perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti». Il cristianesimo non si appoggia certo sull'ignoranza, ma sull'umiltà dell'uomo; non condanna la scienza ma la superbia e la presunzione dell'uomo.

UMILTA’ che giova e UMILTA’ ingannevole

Il paradosso della fede cristiana è questo: «chi si umilia sarà esaltato». Questo detto evangelico svela qualcosa di importante circa l'umiltà, che  

-         non consiste principalmente nell'essere poveri, perché uno può benissimo essere povero e arrogante nello stesso tempo. 

-         non consiste nel sentirsi buoni a nulla, perché questo può nascere anche da un complesso di inferiorità o da una cattiva immagine di sé. 

-         non consiste neppure nel dichiararsi umili a parole, perché molti dichiarano di non valere niente, senza crederci minimamente. Guai se se lo sentono dire da qualcuno….

In che consiste allora? Nel farsi piccoli per amore, per servire e promuovere gli altri

Come Gesù che era Dio e si è spogliato di tutto, si è umiliato facendosi servo per salvarci e lo ha fatto tutta la vita: nell'incarnazione è sceso, nell'Eucaristia scende, tutta la storia della salvezza è la narrazione delle ininterrotte discese di Dio incontro a noi. Dio è umile come l’acqua che al dire di San Francesco è umile preziosa e casta… serve a noi per noi scorre… viene giù non si ferma mai nel discendere fino al mare.

L'acqua è umile perché sempre sgorga, esce, scende, fino a raggiungere il punto più basso possibile. Il contrario del vapore che tende sempre a salire in alto ed è perciò giustamente associato all'orgoglio. L’umiltà non solo non deprime l'uomo, ma lo rende autentico, vero.

 

Il senso cristiano degli affetti familiari

Prima osservazione:

Essere discepoli e missionari richiede un’adesione totale e incondizionata alla persona di Gesù e al suo messaggio che deve diventare ogni giorno di più l’unico punto di riferimento assoluto e immodificabile, anche prima dei legami di sangue più naturali.

Con le sue parole Gesù non intende mettere in concorrenza l’amore verso Dio con l’amore per la famiglia. E non perché Dio sia geloso e non voglia rivali in amore, come accade agli umani.

Gesù con i suoi inviti ad amarlo più di ogni altra cosa e persona vuole soprattutto che noi siamo liberi nell’amare lui e seguirlo senza lasciarci troppo assorbire o “accecare” dagli affetti familiari al punto da metterli e preferirli a lui! Così pure non vuole che siamo attaccati e tratteniamo solo per noi la nostra stessa vita:

«Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 10,39).

Seconda osservazione:

Il tipo di accoglienza di cui parla il brano evangelico di oggi non è filantropia, né dono di natura, né solo generosità gratuita, ma fede e convinzione che ci porta a credere che, dietro la figura di un uomo di Dio e di ogni creatura si possono celare i lineamenti stessi di Cristo. In quest’ottica va compreso il detto che conclude il discorso missionario: «Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,42). Perciò, accogliere i discepoli di Cristo equivale ad accogliere Gesù stesso. Non si tratta solo di dare ospitalità e usare cortesia nei loro confronti, ma di essere disponibili ad ascoltarli e a credere alla loro predicazione.

Secondo un detto rabbinico «chi accoglie il discepolo è come se ospitasse il maestro».

In questa visione cristiana delle cose anche un semplice bicchiere d’acqua fresca, diventa atto prezioso degno della ricompensa divina. Il missionario deve dunque essere disposto a donare la sua vita per il Vangelo che annuncia, e riconoscere in Gesù il bene supremo, l’unica causa per cui vale spendere la vita.

   

«Non abbiate paura»

 «Non abbiate paura» è un ritornello che, nel vangelo di questa domenica, ricorre tre volte (v. 26; 28;31). L’incoraggiamento che Gesù ci rivolge, con queste o altre parole simili, ricorre ben 366 volte nella Bibbia, una volta per ogni giorno, compreso l’anno bisestile.

“Non temere” non è l’equivalente dell’abusato “andrà tutto bene” di questi mesi di pandemia ma molto di più. Non dobbiamo temere perché Lui è con noi, in ogni situazione lieta o faticosa, della nostra esistenza quotidiana. A tutti quelli che confidano in lui Egli dice: “non temere!”

La fede è un'attiva e quotidiana lotta contro la paura, come si legge nel brano del profeta Geremia e viene audacemente confermato da Gesù a tutti discepoli, di ogni tempo.

Le fede esige coraggio e “il coraggio, uno se non ce l’ha, mica se lo può dare”” commenta con verità don Abbondio nel cap. XXV de “I promessi sposi”. E’ proprio così, il coraggio ci viene dato e non possiamo autogenerarlo in noi…

Gesù esorta i discepoli a «non temere» chi può perseguitarli, chi è contro la loro testimonianza e la loro predicazione, ma chiede di eliminare o vincere la paura dal proprio cuore, con la FIDUCIA nel Signore, con la consapevolezza della sua vicinanza (Ger 20,11), e con la fede nella sua Provvidenza che sa prendersi cura anche dei minimi dettagli della nostra vita (Mt 10,30).

Bisogna aver paura non di nemici esterni, che possono uccidere il corpo ma non strapparti l’anima ma da quanto ci può allontanare, separare dalla comunione con il Cristo.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?  Niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù” (Rom. 8, 35-39

Se ti allontani da Cristo, per paura fino a rinnegarlo, allora sì che la rovina è totale, per il corpo e per l’anima, ma quelli che confidano nel Padre non hanno nulla da temere.

«Riconoscere» Gesù davanti agli uomini vuol dire confessare apertamente e con coraggio la fede in Lui, nonostante il sistema, i controvalori intorno a noi, le nostre paure ed altro ancora. Non quello che pensano gli altri di noi ma “essere riconosciuti» da lui davanti al Padre è l’unica e prioritaria cosa che ci deve interessare. Nessun dorma!

   

Corpus Domini

La nostra fede nell’Eucaristia OGGI non è più sostenuta da consuetudini sociali, da tradizioni e segni folkloristici e rischia di evaporare se non è sostenuta dalla grazia di Dio, dalla preghiera, da forte volontà e convinzione profonda.

COME?  Impariamo a darci da fare di più, lavoriamo per costruire comunità nuove, aperte e capaci di fare comunione, di condivisione di tempo, di beni materiali e spirituali e della nostra stessa vita, senza mai dimenticare tante situazioni drammatiche di povertà che molti stanno vivendo.

Ritorniamo all’essenzialità della fede che è preghiera, Eucaristia e testimonianza di fede cristiana nella nostra vita

La vocazione stessa della Chiesa è conteneuta nell'Eucaristia:  la chiesa è chiamata a sconfiggere il male presente ovunque, e qui e là, anche nella chiesa stessa: tensioni, conflitti, cattiverie, contrapposizioni feroci. Prendiamo coscienza che ogni nostra comunità non è ancora quella che il Signore vuole. Ricevere il pane eucaristico è segno visibile di questo impegno, della nostra volontà ad amare, accogliere e condividere i beni e i doni che Dio ci ha dati.

L’Eucaristia ci chiede un atteggiamento di attenzione all’altro e sforzo concreto di favorire, ogni giorno, l’avvento di una convivenza migliore, solidale. Solo la vita donata per favorire la crescita della vita degli altri, rimane per sempre.

• L’eucaristia è la memoria costante dell’infinito amore di Dio per gli uomini, che ci viene comunicato nel sacramento.

• È il pane che richiama la vita di Gesù vissuta in toto per gli altri.

• È il pane che dona a ciascuno la forza di vivere come Cristo è vissuto.

• È il pane che anticipa simbolicamente la comunione di ogni discepolo con Gesù e con gli altri.

È necessario nutrirsi con costanza di questo pane per trovare la forza di donare la nostra vita per gli altri: «… io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me» (Gv 6,57).

   

RINASCERE dall’Alto, nel nome del Padre e…

Nicodemo, maestro in Israele, fariseo e pio osservante della Legge, era uno dei 71 membri del sinedrio ebraico, quindi un personaggio ben in vista. Egli va a trovare Gesù di notte – per vergogna del giudizio altrui –.

Ma proprio a quest’uomo dotto che credeva di trovarsi di fronte a un grande rabbi, Gesù si presenta come il vero rivelatore di Dio, «il Figlio dell’uomo disceso dal cielo» (3,13).

Nicodemo che credeva che Dio fosse «con» Gesù per le opere potenti da lui compiute, scopre che Dio è «in» Gesù, davanti al quale ognuno deve porsi in atteggiamento di benevola accoglienza, per essere salvo.

Gesù a questo cercatore notturno dichiara l’impotenza umana a raggiungere la salvezza: l’uomo cioè, da solo, coi propri mezzi, non può vedere né entrare nel regno di Dio.

Per essere salvo l’uomo deve nascere di nuovo, non da donna ma dall’Alto … Nicodemo non sa come sia possibile questa nuova nascita … ma ci crederà nel tempo e questo colloquio con Gesù gli gioverà. Infatti, nel Vangelo di Giovanni, si legge che, in un contesto polemico, mentre cresceva l’avversione contro Gesù, Nicodemo sa anche esporsi in difesa del Rabbi Gesù, e cercherà di riportare il giudizio su di Lui dentro la legalità. Egli infatti sosteneva, di fronte a quelli che tramavano contro la vita di Gesù, che non si deve condannare nessuno senza averne ascoltate le ragioni (Gv 7,50-51). Per questo sarà accusato di essere “Galileo” anche lui e seguace di questo predicatore malvisto (v. 52). Infine Nicodemo apparirà al momento della sepoltura di Gesù, portando circa 100 libbre, (più di 45 Kg di mirra) e di aloe (Gv 19,39), come gesto di pietà e di fede in Colui che salva.