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La Parrocchia
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Denominazione: S. Maria
delle Grazie in S.Pio V
Diocesi: Bologna
Vicariato: Bologna Ravone

La Segreteria
Indirizzo: Via Ambrosini 1
40131 Bologna
Tel. 051 55 66 72
Fax. 051 849 11 58
smariadellegrazie@fastwebnet.it

Parroco
Don Mario Benvenuto dal 15-10-2006

La Chiesa
Dedicazione: San Pio V
Inizio costruzione: 21-04-1938
Inaugurazione: 5-05-1940
Consacrazione: 5-10-1986 per mano del card. Giacomo Biffi

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Educat

Il catechismo della chiesa cattolica

Il calendario
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(per il calendario completo vedere la pagina dedicata)

L’alba della propria salvezza

La 2^ domenica di Avvento ci presenta il Battista come battistrada di Colui che viene. Il Vecchio e il Nuovo qui s’incontrano e qui il primo cede il passo al Nuovo che irrompe. Dice Giovanni: In mezzo a voi c’è uno che è prima di me io non son degno nemmeno di portargli i sandali.

Il momento atteso da secoli ha qui la sua ouverture maestosa e amica, qui l’annuncio che il Messia sta per arrivare.

Giovanni appare nel deserto in territorio arido, non fertile, simbolo dell’Umanità senza vita, che presto sarà irrorata e rivitalizzata dall’arrivo di Colui che viene a salvarci.

Nella memoria religiosa del popolo di Israele, il deserto evocava il luogo dell’incontro e del fidanzamento di Dio con Israele, al cui cuore Egli parlava per attrarlo a sé e farne il suo popolo docile, libero e gioioso. 

Giovanni ora è proprio nel deserto per richiamare questo e per convocare di nuovo il popolo all’appuntamento con il suo Dio, Pastore amabile e bello che viene e mai più ci lascerà soli. Colui che sta per manifestarsi si aspetta dall’uomo risposta e collaborazione: per questo il Battista chiede alla gente di farsi battezzare per avere il cuore libero da robaccia e vanità e per purificarlo dai peccati e dagli idoli vani e alienanti. 

Quel segno doveva esprimere la volontà di andare incontro con le buone opere al Signore ed  il proposito e lo sforzo di superare gli ostacoli che impediscono, ad ogni uomo, di vedere l’alba della propria salvezza.

 

Prima di Avvento: il cuore non si appesantisca!

Il Vangelo è indirizzato ai cristiani di tutti i tempi, per aiutarli a vivere con fede e fiduciosa operosità nell’attesa  del Signore che tornerà glorioso nel suo Regno, dove ci ha già preparato un posto.

Le sue parole di oggi ci esortano a restare svegli ed attenti nel condurre una vita degna di Lui senza tante distrazioni e dissipazioni, senza lasciarci tentare da droghe varie, e a non scoraggiarci di fronte a tribolazioni e affanni della vita.

Gesù oggi ci ricorda che gli stessi avvenimenti che disorientano e turbano gli uomini senza fede, per i cristiani sono il segno che l’ora della salvezza si avvicina, e proprio in quei frangenti dobbiamo scoprire che il Signore è vicino a noi.

Se il suo ritorno sembra tardare all’infinito è perché il Signore dà a tutti il tempo per tornare a Lui e per indirizzare il presente decisamente verso di Lui, con forza e serenità, nel rispetto delle regole di vita che gli apostoli ci hanno tramandato. È necessario dunque una grande pazienza di fronte alle avversità, e un'ininterrotta perseveranza nel cammino che ci conduce alla vita piena.

Per questo siamo messi amorevolmente in guardia contro il pericolo di rilassarci e fissarci troppo nel quotidiano. Bisogna invece restare vigili e in preghiera perché gli affanni della vita non stordiscano il nostro cuore e i pensieri, spingendoci a vivere nell’ansia e nella paura, mentre l’attesa del Signore è soprattutto buona notizia e pienezza di vita, per tutti quelli che di Lui si fidano.

   

Che Re strano e che strana Verità!

….  Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Gesù dice a Pilato: il mio regno non è di questo mondo. Non perché è spirituale, etereo, non terreno, ma perché non viene da elezioni democratiche o da designazione umana o da discendenza o da vincoli di sangue…

Il potere di quaggiù è di forza, si nutre spesso di violenza e sotterfugi, qualche volta condanna gli avversari e manda in carcere e, in qualche parte del mondo, condanna persino a morte.

Il Regno di Cristo invece viene dall’alto, è basato sulla libera adesione, non sulle tasse, ma sul servizio, sull’amore e su quanto produce vita, non morte, né emarginazione.

Per i regni di quaggiù, l'essenziale è affermarsi, vincere, in quest’altro Regno comanda chi si fa ultimo e serve.

Gesù è venuto per rendere testimonianza alla verità, che non è qualcosa da avere o perseguire con studi e filosofie di vita, ma qualcosa che esiste e ti viene incontro o si dona gratis. Lui è la Verità

La verità è proprio davanti a Pilato che sta chiedendo: cos’è la verità? 

La verità non è una realtà astratta, riducibile a una dottrina o a un’etica, ma una Persona.

Gesù è un Re paradossale, ed anche “Verità” paradossale, che non è da dimostrare ma da accogliere. 

Egli qui ci rivela: “Il Regno, quello mio, non è di questo mondo” e altrove: “io sono la Via, la Verità e la Vita”. E questo sarà vero ed accadrà soprattutto nella sua Passione, preludio alla sua Risurrezione.  Prendere o lasciare!

   

Quando verrà il Figlio di Dio nella gloria?

Ce lo chiediamo anche noi, tante volte… ma quando Gesù è interrogato sulla fine dei tempi, Egli risponde e afferma con forza che il Figlio dell’uomo ritornerà

  • non per annunciare o inaugurare il Regno di Dio (Mc 1,15) 
  • non per invitare a conversione, 
  • non per dare ancora “spazio” alla sua misericordia (Gv 3,17), ma perché tutto si compia (1Cor 15,28). In quei giorni, allora, ognuno troverà il proprio posto (1Cor 14,2-3) e otterrà la sua ricompensa in forza della FEDE avuta in Lui e delle opere scaturite da questa fede e compiute nel suo Nome (Mt 16,27).

La predicazione terrena di Gesù è carica di questa preoccupazione: aprire gli occhi agli uomini sui segni premonitori di questa fine del mondo che non sarà una caduta nel nulla, ma un ingresso nella gloria. È come se ci avvertisse: chi ha tempo, non aspetti tempo. L’ora buona, il tempo propizio per cambiare in meglio è già adesso, quando ascolti o riconosci il suo invito e ti dai una mossa, finalmente …

Tuttavia ciò che resta e resterà nascosto, è quando questo accadrà. 

Questo è un segreto del Padre e Gesù non ce l’ha voluto svelare. Di fatto non ce lo ha svelato. Gesù dice di non saperlo: il Padre – durante l’esperienza terrena del Cristo - non Gli ha espresso questo mistero, per via della pazienza infinita e della sua bontà illimitata di Dio stesso (2Pt 3,9).  Inutile insistere e chiedere: “Perché?” (At 1,6-7).

Per il momento, questo non ci riguarda e non è nemmeno utile per noi saperlo. 

La sola cosa che conta è sapere che questo ritorno di Cristo ci sarà e che bisogna prepararsi ad esso, ora e non domani, altrimenti ci si può ritrovare inaspettatamente e irrimediabilmente esclusi dal Regno (vedi Matteo 25,11-12; e Luca 13,25). 

Ma quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la Fede sulla terra? 

Ai posteri l’ardua sentenza!

   

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